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Un Media Center per la città

Un po' di storia...

partita di basket Tutto ha inizio in una luminosa mattinata invernale, e precisamente il 6 dicembre 2003, quando un manipolo di cittadini (studenti e mediattivisti, ma non solo) riapre le porte di un grande edificio da anni precluso alla cittadinanza: l'ex Dopolavoro dei Monopoli di Stato in Via Azzo Gardino 61, in pieno centro di Bologna. Nasce così VAG61. Immediatamente dai Monopoli di Stato arriva la richiesta di sgombero. Dall'altro lato si accumulano le dichiarazioni di appoggio, di affetto, di adesione al progetto da parte di moltissimi cittadini, tra cui anche Sabina Guzzanti, Francesco Guccini, Pino Cacucci, Carlo Lucarelli, Paolo Serventi Longhi, e molti parlamentari. Sembra che finalmente la città stia reclamando (e ottenendo) il suo diritto a riappropriarsi di uno spazio inutilizzato da anni. L'incredibile però è dietro l'angolo: il nostro "padrone di casa", i Monopoli di Stato, hanno in serbo per gli ampi spazi di VAG61 ben altro (e triste) destino: farlo diventare un deposito per le cedoline del totocalcio, per i videopoker sequestrati e, in parte, una lussuosa foresteria per i propri dirigenti.
VAG61, pensato come spazio per la città, decide di coinvolgere la città intera nella battaglia contro lo sgombero. Bologna risponde con una petizione che raggiunge alcune migliaia di firme, con una manifestazione sotto Natale di migliaia di persone e con l'interessamento di molti amministratori. A sorpresa, però, all'alba del 29 dicembre polizia e carabinieri sgomberano lo stabile di via Azzo Gardino 61, murando in tutta fretta porte e finestre. Per noi è un brutto colpo, la brusca fine di un sogno ad occhi aperti. Che fare? rioccupare un altro posto subito, insistere su via Azzo Gardino, cercare uno spazio in affitto sul mercato privato? L'unica cosa che non ci ha mai nemmeno sfiorato la mente era quella di mollare tutto. Perchè nel progetto di VAG61 ci crediamo veramente.

La storia continua....

Nelle settimane successive allo sgombero si lavora per ricercare soluzioni alternative. Dopo un rapido censimento del patrimonio comunale si individua un edificio in via Paolo Fabbri 110, da tempo utilizzato come archivio della Procura della Repubblica del Tribunale, e che il Comune di Bologna non aveva ancora destinato ad altri usi. Infatti, una prima ipotesi di utilizzo come asilo notturno per persone senza casa era stata accantonata per realizzare tale servizio in un altro quartiere. Dopo molte trattative il Comune si impegna a mettere a disposizione lo stabile per il Progetto Media Center. I pesanti faldoni della Procura vengono traslocati, squadre di imbianchini e muratori entusiasti entrano in azione, si progettano insieme le iniziative da fare per inaugurare il nuovo spazio: tutto si rimette in moto. Da una fase di conflitto sociale che aveva evidenziato un problema, si è giunti a un risultato positivo per l'intera città, con il coinvolgimento di diversi soggetti sociali e istituzionali. Il 9 ottobre 2004 in via Paolo Fabbri 110 apre il nuovo VAG61. L'indirizzo è cambiato, ma il nome rimane lo stesso. Così come resta invariato il nostro obiettivo: costruire uno spazio di comunicazione aperto a tutti, pronto ad accogliere iniziative, istanze e progettualità collettiva.

Come nasce il progetto Media Center?

Bologna è la città dove in questi anni, più che da altre parti, si è sviluppato il fenomeno del mediattivismo. E' da noi che è nata la prima tv di strada, per poi prendere corpo un vero e proprio circuito come Telestreet. Gli spazi autogestiti hanno tutti sviluppato interessanti progetti comunicativi, da Indymedia a Global tv, da No War tv al Laboratorio dell'XM24 (Teleimmagini). Bologna vede, da anni, la presenza di organi di informazione legati ai movimenti come Radio Città 103 e Radio K (diventate la spina dorsale del circuito Radio Gap nato a Genova) o di giornali come Zero in condotta. Il sito Contropiani2000.org è uno dei più visitati dagli attivisti "no-global". Dal Forum sociale europeo di Firenze ha preso le mosse anche il network della comunicazione alternativa Acabnews. L'esperienza della "Tenda per la Pace", aperta in Piazza del Nettuno nei mesi di marzo e aprile del 2003, agli inizi della guerra in Iraq, ha rappresentato un importante momento di coordinamento tra varie realtà del mediattivismo, e ha proposto per la prima volta alla città intera contenuti e modalità di comunicazione provenienti direttamente dal movimento.
mondine di bentivoglio al vag
L'aspetto radicalmente nuovo alla base del progetto VAG61 è l'idea della relazione sociale come processo di apertura e di condivisione. La comunicazione, il mezzo tecnologico, è il tramite, lo strumento. Il fine è la ridefinizione di una nuova sfera di diritti e principi di cittadinanza e di impegno politico e sociale. Alla base di questo percorso c'è il principio della condivisione inteso come capacità istintiva di riconoscere ogni percorso come "parziale", che non basta a se stesso, che si mette in relazione con il resto a partire da questo presupposto. Da qui, l'idea di mettere in rete strutture fisiche, risorse economiche, umane e cognitive nello sforzo di produrre una "glocalizzazione" (globale e locale, negli argomenti e nel linguaggio) della comunicazione indipendente, uno spazio "altro" rispetto all'informazione ufficiale. Un terreno di autorganizzazione ed autogoverno dal basso dei processi di comunicazione, relazione, produzione sociale e cognitiva, identificazione, rivendicazione e tutela dei diritti (vecchi e soprattutto nuovi) di cittadinanza.

A chi ci rivolgiamo?

Il progetto Media Center punta al coinvolgimento dell'intera cittadinanza, ma naturalmente alcune categorie di persone si presentano come "utenti privilegiati": sono gli "invisibili della comunicazione", coloro che, di fatto, non hanno attualmente accesso ai mezzi di comunicazione e che possono trovare nel Media Center gli strumenti per produrre informazione dal basso. Tra questi in primo luogo i giovani, i migranti, chi vive in situazioni di disagio, le donne, oltre al vasto mondo dell'associazionismo che spesso soffre per la mancanza di visibilità e di efficaci strumenti di comunicazione.
Un'attenzione particolare è rivolta agli studenti, che nella nostra città vivono situazioni di forte difficoltà a causa della grave carenza di spazi pubblici di aggregazione giovanile. Già nel periodo di "occupazione attiva" di via Azzo Gardino, con la loro presenza numerosa e assidua, gli studenti hanno dimostrato quanto sia impellente l'esigenza di luoghi di socialità. L'Università tende infatti a ridurre progressivamente, ma inesorabilmente, i tempi e gli spazi a loro disposizione, in parte per mancanza di strutture e in parte a causa di precise scelte nella gestione dell'Ateneo. Da qui la partecipazione fondante degli studenti alla creazione dello spazio VAG61.
Il progetto Media Center individua inoltre come referenti primari movimenti, associazioni, comitati di cittadini e tutte le realtà di comunicazione indipendente già esistenti in città, cosi come le numerose comunità di migranti presenti sul territorio bolognese, cittadini che, di fatto, non hanno alcun accesso alla comunicazione, non sono conosciuti né riconosciuti dal resto della città, e faticano a far emergere le proprie istanze, o anche solo ad affermarsi in quanto soggetti sociali con una propria storia e un proprio vissuto.
domenica di pittura

VAG61 oggi

VAG61-Officina dei Media Indipendenti (è questo il nuovo nome che ci siamo dati) è un edificio a due piani con una superficie complessiva di circa 500 metri quadrati, dove oggi lavorano diversi soggetti, sia autonomamente che in sinergia tra di loro:

- Radio Città Fujiko
- Rete Universitaria
- Centro di documentazione dei Movimenti Francesco Lorusso/Carlo Giuliani
- Gruppo video Occhiovago
- Bologna Free Software Forum
- Progetto informatico Comodino
- Produzione musicale Spino night
- Mercatino biologico - gruppo ambiente
- UFO - unione fotografi organizzati
- La redazione di Zero in Condotta, La mossa, il sito di VAG e l'agenzia di informazione Acabnews

Al piano inferiore di VAG c'è il grande spazio dedicato alle assemblee, agli incontri pubblici, alle proiezioni, alle mostre fotografiche, alle cene di solidarietà e alle serate musicali, la libreria Stompbooks, dove si tengono le presentazioni di libri, e il Social bar. Al piano superiore si trovano gli studi radiofonici, gli archivi del centro di documentazione, la redazione della carta stampata, la sala video, lo studio di registrazione e una sala comune dove si tengono le riunioni interredazionali, i corsi di lingue straniere e i corsi di italiano per migranti, oltre a numerosi incontri di formazione sul mediattivismo, la fotografia, le riprese e montaggio video, e così via...

In sintesi, VAG è:

Uno spazio pubblico, aperto alle proposte che arrivano da associazioni e singoli, in cui si susseguono quasi quotidianamente iniziative e incontri su tematiche di attualità politica e sociale e sulla storia dei movimenti, oltre a serate dedicate al cinema indipendente, alla poesia, alla musica, all'espressione artistica e culturale in genere.

Un Media Center in cui si produce informazione indipendente, attraverso il mezzo radiofonico, il video, la carta stampata, in un continuo processo di elaborazione e confronto collettivo.

Un luogo di dibattito politico sulla realtà della nostra città, un luogo di definizione di nuove soggettività e di produzione di conflitto sociale, un luogo dove si lavora "dal basso" alla costruzione di nuovi modelli di società, a partire dalla consapevolezza del passato e alla valorizzazione della memoria dei movimenti.

Un progetto che di giorno in giorno allarga la propria rete di collegamento con realtà affini alla nostra, in Italia e nel mondo. vag visto da lontano

Siamo aperti a contributi, proposte, commenti. Veniteci a trovare. Non potete sbagliarvi: le facciate multicolori di VAG, dipinte nel corso di vivaci maratone artistiche da muralisti e graffitari di fama internazionale, sono visibili da molto lontano....

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